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domenica 19 novembre 2023

Le fotografie

 Mi dicevi sempre che le foto rubano l'anima e gli attimi,

così non abbiamo mai scattato una foto assieme.

Ho le nostre emozioni e gli attimi nell'anima.

mercoledì 11 agosto 2021

Cambiare casa

Cambiare casa, nella stessa città.

Il sogno si avvera, una casa NOSTRA. Scelta assieme nei minimi dettagli, il trasloco, il vaccino debilitante di mezzo, la nuova vita.

La nuova vista; il terrazzo, le cicale, i fiori, i vicini nuovi gentilissimi.

La zona da esplorare.

La stanchezza.

La gioia infinita.

 

domenica 5 novembre 2017

Incontri

La vita! Ne sono innamorata!

Ci sono alcune persone che si incontrano durante la propria vita per nemmeno mezz'ora, pochi attimi, eppure queste persone riescono a darti il calore che cerchi, la "spinta giusta" o semplicemente ascoltarti.
Ovviamente non sto parlando degli affetti più cari...quelli ci sono e restano.

Qualcuna ne ho incontrata: nella mia mente riposano tre persone in cui sono entrata in contatto piuttosto recentemente e a cui penso spesso.
Due donne ed un uomo. Tutti più o meno a me coetanei.
Le donne vivono e lavorano nella mia città, l'uomo no.

E casualmente l'unico che ho rivisto qualche mese fa, è stato l'uomo.
Cosa strana, mi ha ridato la stessa iniezione di energia e calore del primo incontro.
Lo stesso sorriso, lo stesso feeling, senza malizia.
Perché i rapporti tra due esseri umani - a mio avviso - non contemplano la malizia.

La ragazza della fermata dell'autobus, con la quale ho passato mezz'ora a ridere, bagnate come non mai per quell'acquazzone, non l'ho più vista.
Eppure mi disse che lavora vicino a casa.
Non prendo mai l'autobus, forse dovrei iniziare a prenderlo?

La ragazza del taxi, nemmeno.
Senza nulla togliere agli altri due...Ma questa la vorrei incontrare nuovamente, ringraziare per le sue parole di incoraggiamento, la sua empatia, i sorrisi ed offrirle un caffè come ricompensa per lo sconto che mi fece allora come incoraggiamento per quello che andavo a fare, per il mio futuro, la mia vita.

Incontri, incontri fugaci ma importanti.Che lasciano un segno, che ti fanno sentire bene, in qualche modo amata ed apprezzata.
Belli, sereni, allegri.

Solo dell'uomo conosco il nome, strano... ma tutti e tre sono in me allo stesso modo, come se li conoscessi.
Eppure, al momento nessuno dei tre proseguirà lo strano percorso della mia vita.




giovedì 13 luglio 2017

Sono viva!

Il blog, il mio blog... mi dico sempre.

Progetti, mille idee, tante parole e lettere che vogliono essere scritte... ma tutto resta nella mia testolina: poco tempo.

Poco tempo per seguire le mie passioni.

Mille, tanto...ed alla fine ... poco.

Inevitabilmente ho dovuto dare priorità a ciò che accadeva ogni giorno nella mia vita e ... Paolante Matoca ne ha risentito!

E così, a distanza di mesi, voglio far sentire la mia voce, ricordare che questo blog non è "morto"... anzi.

Si aggiorna, con l'aggiunta della sezione: RECENSIONI!

Stay tuned :-)


"Nella profondità dell'inverno, 
ho imparato alla fine che dentro di me c'è un'estate invincibile." 
(Albert Camus)

giovedì 5 maggio 2016

La donna in blu e l'uomo in rosso

Da tempo li vedo, li osservo.
Non li conosco, non so dove abitano.
Li incontro in un paesino immerso nelle Colline Moreniche.

Sono una donna elegante e vestita con un giubbotto blu, lui un uomo altrettanto elegante con un giaccone rosso.
Entrambi abbronzati, con i capelli bianchi bianchissimi.
Occhi cerulei lei, marroni lui.

Lei ha sempre uno sguardo assente, malato, rapito dall'eterno, impaurito.
Lui una presenza dolce, confortante, rapita dal presente, sicuro, amorevole.
Il di lei angelo, angelo custode.
Si tengono sempre per mano, si accarezzano.
Lei chiede soccorso, lui sorride.
Lei lo guarda, lui risponde con una carezza.

Sono fratelli? Marito e moglie?
Poco importa... Sono un capolavoro dell'Amore.
L'amore tra questi due esseri umani è qualcosa di immenso, puro, intangibile ma nello stesso tempo essenzialmente tangibile.

(Storia vera, vista con i miei occhi)



lunedì 13 luglio 2015

Peschiera del Garda

Sempre cara mi fosti Peschiera, 
le tue possenti mura hanno visto crescere me,
piccola cittadina, 
le tue dolci acque hanno accolto in silenzio,
le mie gioie e i miei dolori;
i tuoi alberi frondosi e ogni tuo filo d’erba mi conosce
come io conosco me stessa
il tuo cielo sorride e piange in sintonia con il 
mio cuore;
le tue piccole casette hanno ascoltato e cercato di
alleviare le mie sofferenze ed hanno esaltato la 
mia felicità.
O casa dolce casa sofferente e gioiosa come un essere
Umano, tu che trattieni i segni della mia crescita,
dimora non solo per il mio corpo, ma anche per 
il mio animo, continua a svolgere la funzione di
madre, sorella, amica.
Ti prego rimani per l’eternità a me benigna,
stammi vicina come hai sempre fatto, sii sempre
forte e non deluderti per i miei errori.
Sono legata per sempre a te, dalla nascita alla morte:
Non scordarti di me, piccola cittadina.

(15 Settembre 1993 - PaolanteMatoca).

venerdì 15 maggio 2015

Cosa mi racconti di bello? La domanda da non porre

"Cosa mi racconti di bello?"
... ... ... (silenzio) "eh...uhm"

Mi capita spesso che mi pongano questa domanda.
A voi no? Beati voi...

Io, questa domanda, la odio.
Eliminerei la possibilità di poterla porre.
Mi inibisce, mi "resetta" in automatico il cervello.
Non riesco più a parlare.
Non ho più pensieri, nessuna emozione.

Solitamente questa domanda mi viene posta da conoscenti o persone con cui il rapporto è poco profondo, forse perché all'inizio o forse perché non è mai decollato.

Via di Panico, Roma
Quindi... terrore!

E ora cosa ti rispondo? Cosa ti posso raccontare? Non voglio sembrare stupida né concludere una conversazione ancora prima di averla iniziata.

Panico!

Ma... il mio cervello partorisce solo risposte davvero superficiali, da stupida, da ragazzina con il cervello a pinolo.

E maledico (si fa per dire) chi mi ha posto questa domanda.

Io che ho mille cose da raccontare e che non starei mai zitta - Radio P. mi chiamavano da piccola - mi ammutolisco...

"Cosa mi racconti di bello?" è una domanda che non va posta. O almeno a me.


sabato 2 maggio 2015

Lambrate - Cadorna MM2

Pochi giorni fa a Milano, sono state inaugurate alcune stazioni della MM5, la Lilla.

Nel lontano Dicembre del 1998 - aiuto! - scrissi questo racconto autobiografico, ambientato in metropolitana. In questi giorni mi è tornato in mente... eccolo!


LAMBRATE - CADORNA

L’indicatore elettronico della linea verde direzione Famagosta segnava cinque minuti e mezzo di attesa.

Carla, ferma sola sulla banchina, osservava quasi con disprezzo le persone che avevano sul viso il sorriso, perché per lei non c’era nulla da ridere.
Ragazzini di periferia che scherzavano tra loro dandosi spintoni e parlando tra loro uno strano slang italo - meridionale, zingari che a gruppi preparavano il loro discorso rituale ”siamo famiglia povera, bambini da mangiare...”, slavi con le loro pacchiane fisarmoniche, manager rampanti al ritorno dal lavoro, vecchie donne traballanti sulle loro gambe, coppie in amore.
Finalmente arriva. Carla sale sull’ultimo vagone: si siede stanca, quasi rilassando tutti i muscoli in cerca di riposo fisico e psichico.
Accanto a lei sei ragazzini parlottano tra loro: sembrano compagni di scuola che conversano tra loro; ma qualche parola  attrae la sua attenzione. Incuriosita comincia ad ascoltare, ad osservare. Non sono tutti amici né felici: nel mezzo del gruppo c’è un bambinone con la tuta blu, le scarpe Nike dello zio – come dice lui -, capelli castani ricci, un incisivo rotto, ma soprattutto uno sguardo triste ed impaurito.
Carla non capisce quello che succede, ma percepisce il pericolo, ascolta con impotenza.
Attorno una grande indifferenza, solo un ‘altra donna sembra intuire il disagio del bambinone, ma nessun uomo.
I ragazzini, che ora le appaiono in tutta la loro pericolosità, continuano a parlare immersi fino al collo nella loro stupidità...si stupidità! ma lei  non ha il coraggio di dire nulla per paura di una coltellata nel ventre, per paura di un pugno in faccia.
Quei cinque ragazzi si parlano tramite parole in codice, un codice chiarissimo per qualsiasi persona di buon senso, e di fatti Carla capisce. “Belle quelle Nike, ...dammele, le voglio, dove scendi? A Cadorna vero?” Carla osserva incredula: non era all’Odeon comodamente seduta a gustarsi un film che riproduce il famigerato Bronx newyorkese, ma sull’ultimo vagone della linea verde della metropolitana di Milano.
Carla ascolta, vorrebbe poter aiutare quel bambinone ricciolo con le Nike dello zio che fanno gola agli altri mocciosi, ma non ne ha il coraggio perché quei piccoletti le appaiono come piccoli ma temibili criminali.
Lancia nascoste occhiate di terrore e di supplica verso quei pochi uomini che sono seduti nello stesso vagone, ma Carla risulta  invisibile.
Dopo 20 minuti finalmente il treno giunge alla fermata Cadorna F.N.- Triennale.
Carla scende dopo il gruppetto. Poi prende la scala mobile e si gira per guardare dall’alto ancora per qualche secondo. Quasi come da dietro un vetro o una cinepresa vede che i cinque hanno accerchiato il bambinone in tuta e, approfittando dell’indifferente formicolio umano, si inchinano per levargli – direi rubargli – le Nike dello zio.
Carla non sente più le loro voci, non li vede più e non saprà mai cosa ne sarà del Ricciolo e delle Nike dello zio, ma si ricorderà sempre della indifferenza di quella sera del 18 dicembre 1998.

martedì 28 aprile 2015

Buongiorno, mi presento

Chi è Paolante Matoca?
Io!

Sono Io, Paolante Matoca!

Si tratta di un appellativo datomi dalle mie zie, o per dirlo in maniera più moderna, il mio nickname.
Un nickname a cui sono davvero affezionata, tanto da dedicargli il mio blog.

Paolante Matoca è una appassionata milanese, esploratrice del mondo e profondamente curiosa.

Da sempre, le piace scrivere, recensire - e leggere un pò di tutto (ad esclusione di saggi e riviste...).

Condividere con gli altri le sue esperienze, i suoi viaggi, le sue emozioni è una sua passione.

Adora cucinare e sperimentare nuovi piatti, della cucina italiana... ma non solo!
Intollerante al lattosio, cerca sempre nuove ricette gustose.

Ama il suo cagnolino - Norton - , un rissoso ed agitato Lakeland Terrier.

Apprezza moltissimo la tecnologia in generale, ha praticato yoga per qualche anno e fa fitboxing per tenersi in forma e per divertirsi.
Ama pattinare sul ghiaccio e sui roller.

Paolante Matoca, poi, è una scooterista per passione.

Benvenuti!



Aggiornato il 02/01/2024