sabato 7 ottobre 2017

La Nuova Osteria - Bema (SO)

Valtellina, Valtellina!

Sopra Morbegno, verso la strada per il Passo San Marco, vi è una deviazione per Bema.

La strada per San Marco è conosciuta agli amanti delle emozioni forti perché ad Albaredo per San Marco c'è Fly Emotion.
Fly Emotion è un'attrazione che ti permette di volare grazie ad una speciale imbracatura assicurata su di un carrello che scorre liberamente lungo una fune d'acciaio su due tratte differenti, una di andata e una di ritorno.
... non fa per me... anyway...

Torniamo a noi...

Presa la deviazione per Bema, inizia una strada tortuosa con una antica galleria molto suggestiva, in mezzo ai castagni che vi porta a questo piccolo paesino - Bema - di cui io non ne sapevo nemmeno l'esistenza.

In una bella posizione, si trova La Nuova Osteria.
L'ambiente interno non ha nulla di particolare, ma risulta comunque molto accogliente.
I bagni sono grandi e ben puliti.

Il menù era già stato deciso in partenza visto che eravamo in un gruppone con molti bambini, quindi quando sono arrivata sapevo più o meno che cosa avrei mangiato e speso (25 euro)

La mia scelta è andata su degli spettacolari tagliolini al sugo di cinghiale, un controfiletto ottimo e delle verdure al vapore, acqua, caffè e ammazzacaffè (per me un frullato meraviglioso di mango).

Se il servizio è molto alla mano e delle volte incespica un pochino (ma cose davvero irrilevanti), soprattutto verso la fine del pranzo, quello che ho trovato davvero fantastico è stata la empatia, simpatia e bravura del cuoco (e credo anche proprietario).
Coccole su coccole per la mia intolleranza al lattosio. Mi ha fatto sentire più che a mio agio, preparato un frullato di mango appositamente per me ed alla fine mi ha regalato pure un barattolino di marmellata di mirtilli.
Non è da tutti essere così disponibili e pronti a soddisfare le più strane esigenze.
Anche con i bambini è stato speciale.

Se dovessi ritrovarmi in zona, sicuramente tornerò qui a mangiare.
Voi, fateci un pensiero!


Voto: 8 (scala: 1-10, ove 10 è il top)



La Nuova Osteria
Via Lissi, 2
23010 Bema (SO)
Tel. 0342.618083



domenica 1 ottobre 2017

Borghetto sul Mincio (frazione di Valeggio sul Mincio)

Ognuno di noi possiede alcuni "posti del cuore".
Quei posti dove ci torni sempre volentieri, da sola oppure con le persone a cui vuoi bene.
Quei posti a cui pensi spesso.
Quei posti che ti emozionano, che ti fanno sentire romantica.

Qui ci vengo spesso e qui ho ricordi di confidenze tra amiche, passeggiate con cugini e cugine, baci rubati.

Il Qui è Borghetto sul Mincio!

Borghetto sorge nella valle del fiume Mincio, ai piedi del Ponte Visconteo e al di sotto di Valeggio sul Mincio di cui si ammira il castello.
Vicino si trova anche il Parco Villa Sigurtà (da visitare in primavera).

Da qui passa anche la pista ciclabile che collega Mantova a Peschiera del Garda costeggiando il Mincio per lunghi tratti: una località ben integrata nei percorsi turistici delle zone attorno al Lago di Garda.

Borghetto è un paesino piccolissimo, ormai straripante di turisti: non ha perso comunque il suo fascino.

E' bellissimo venirci alla sera, dopo l'orario di chiusura dei ristoranti quando nessuno più passeggia per le stradine ad ammirare il mulino, il ponte visconteo ed il nucleo di case sotto cui scorre impetuoso il Mincio.

Romantico passeggiare sul ponte di legno che attraversa il paese durante i mesi freddi quando tutto viene avvolto dalla nebbia che sale dal fiume.
Rilassante fermarsi sulle panchine ad ammirare le casette, il Mincio che borbotta.

Bello, venirci a mangiare nei tanti ristoranti di ottima qualità oppure gustare un buon gelato passeggiando ed ammirando lo spettacolo davvero suggestivo.

Se non si fosse capito, amo Borghetto.
Con il sole, con la pioggia e con la nebbia.
Di giorno e di sera.
D'inverno e d'estate.







lunedì 25 settembre 2017

Le sorelle fatali - Eleanor Brown



"Fu il nostro fallimento a spingerci a tornare a casa. 
Non l'avremmo mai confessato, questo è certo, né a noi stesse 
né tanto meno a nessun altro."



Spesso compro un libro attratta dalla copertina.
Così è stato per "Le sorelle fatali".
Poi ovviamente ne leggo la trama e se mi ispira, lo compro.
Non sempre lo leggo subito: ogni libro ha il suo momento per essere letto.

Non ricordo per quanto tempo le sorelle fatali siano rimaste nella mia libreria in attesa di essere lette e in attesa di vivere nei miei pensieri.
Non era il loro momento.

Qualche mese fa, cercavo un libro allegro, di "transizione" dopo la lettura di un libro che mi era entrato in fondo al cuore.
Mi trovavo anche in un momento della mia vita in cui cercavo allegria e serenità e la parola umorismo nel retro, ha fatto decidere per questo libro.

Tuttavia, questo libro di umorismo non ne ha. O almeno rispetto alla mia sensibilità. Si, qualche sorriso me lo ha strappato, ma umorismo direi proprio che è altro.
Realismo? Quello sì.

Una famiglia americana che vive in un paese lontano dalle dinamiche cittadine, con tre figlie (Rosalinda, Bianca e Cordelia) che cercano affannosamente la loro strada, arrancando e commettendo tantissimi errori (non svelo per non precludervi la lettura), la mamma malata di tumore, il padre amante di Shakespare... un bel quadretto, vivo, reale... con bellissime dinamiche familiari.
Situazioni che accadono o possono accadere più spesso di quanto si possa credere e per questo ci si riesce ad immedesimare, se si è donne.

Un libro per donne, che piacerà alle donne.

Sicuramente è un libro che si fa leggere, scorrevole, scritto bene.
Ma allegro? No! Certo, c'è il classico lieto fine tipico della filmografia americana che lo rende "leggero".

Ne consiglio comunque la lettura.


Le sorelle fatali,
Eleanor Brown
Neri Pozza



domenica 17 settembre 2017

Castello di Masino - Caravino (TO)

Ebbene sì, da vera nerd mantengo una lista su "Evernote" con i posti che voglio visitare perché me ne parlano o ne leggo.
O semplicemente perché mi interessano.
Restano lì anche per mesi, poi un giorno si decide di andare.

La giornata di oggi si presentava perfetta: una di quelle meravigliose giornate di settembre, limpide.

E così, il mio Lui ed io siamo andati al Castello di Masino dei Conti Valperga, gestito (egregiamente) dal FAI.

Da Milano, non è lontano: un'oretta di autostrada, uscita Albiano e poi seguire le indicazioni.

Quando si arriva, lo spettacolo vi colpirà: una suggestiva vista sulle colline attorno, un bellissimo castello, con tanto di parco, labirinto e roseto.
C'è anche un interessante Museo delle Carrozze.

Ho sentito dire da qualcuno che da lì, si vedono i grattacieli di Torino. Grattacieli o no, la vista è mozzafiato!

Il Castello è stato abitato dai conti Valperga per secoli, fino al 1988 quando è stato ceduto dalla famiglia al Fai.

Il meraviglioso Castello è visitabile sono con visita guidata di un'ora al costo di 11 euro, con personale davvero preparato.

Ho visto tanti castelli e ville, in Italia e non ma questo castello mi ha colpito per la quantità di mobili, quadri e suppellettili presenti.
Non ho memoria di altri castelli del genere.
Difficile dire qual è la stanza più affascinante o più bella...

Una bellissima gita fuori porta che consiglio anche a chi ha bambini perché è ben attrezzato per farli divertire con caccia al tesoro ed altre attività.

giovedì 14 settembre 2017

Trilogia di New York - Paul Auster

"Il segnale di occupato, ora capiva, non era stato accidentale. 
Era stato un segno, per comunicargli che non poteva ancora sciogliere il vincolo con il caso, nemmeno se lo avesse voluto."



Amo New York e amo le detective stories: questo libro dovevo leggerlo.
Anni fa lo comprai in una nota catena di libri, era lì che aspettava me... mi dissi.
Poi, però, restò lì. Opinioni fortemente discordanti mi bloccarono nella lettura.
Ora posso dire - anzi scrivere - la mia.

Si tratta di una trilogia, tre racconti: Città di Vetro, Fantasmi e La stanza chiusa.
I racconti si svolgono a New York, ma potrebbero svolgersi altrove: la città non ha rilevanza, solo impatto "mediatico".

Paul Auster ha una scrittura aulica, sicuramente è colto, letterato e non lo vuole nascondere. Per niente.
La sua, risulta comunque, una scrittura piacevole anche se certamente non semplice. Delle volte noiosa.

Il motivo ricorrente è sicuramente la solitudine dei personaggi che, soli con se stessi, scoprono disperatamente se stessi. La ricerca di qualcuno per ritrovare se stessi.

Città di vetro, è davvero una storia assurda che ti tiene attaccata alle pagine ma che alla fine delude un pochino per come finisce senza spiegazioni, senza capirne fino in fondo il senso, gli avvenimenti, i personaggi (Daniel Quin, Paul Auster, i due Peter Stillman, lo scrivente) e la realtà.
Qual è il racconto? Quello che emerge è la follia e lo scambio di personalità. Forse la follia è il tema del racconto. Chi sono? Chi siamo?

Fantasmi è più scorrevole, meno complicata come storia. Anche se il finale mi ha lasciato davvero perplessa. White, Black, Blue e Brown: personaggi che pedinano altri e che si confondono con se stessi. Anche qui siamo di fronte a "scambi di identità", personaggi che vivono la vità di altri.

La stanza chiusa, ultimo racconto, è decisamente quello che ho preferito. Si avvicina decisamente ad un vero detective racconto, ma poi si chiude lasciando a bocca aperta, con un finale senza grande senso. E perchè ricompaiono nomi del primo libro? Stillman, Quinn, Henry Dark...

Alla fine posso concludere che è un libro che parte con buone premesse ma che termina in maniera A ME non comprensibile. Troppo aulico? Troppi richiami letterari che non colgo?
Non so. Ma a me sembra abbastanza incompiuto e talvolta autoreferenziale.
Una metaletteratura che non mi appassiona, troppo cervellotica: Paul Auster non mi ha convinto.


 "Ma chi non si sarebbe gettato a corpo morto sulla possibilità di riscattarsi... quale individuo è così tetragono da rifiutare la possibilità della speranza?"

Paul Auster
Trilogia di New York
Einaudi